Gabin Dabire’

Dall’etno al jazz dal pop al rock dalla musica tradizionale a quella sperimentale accade che la chitarra, la zanza il balafon ma soprattutto la voce particolare dolce e suadente di Gabin Dabire ci riportino ogni volta nelle profondità di un archetipo atavico e transculturale risvegliando l’idea di unAfrica nera variamente connotata nell’immaginario di ognuno. Gabin Dabire viene dallAlto Volta oggi Burkina Faso paese poverissimo e al tempo stesso culla di cultura dell’Africa Occidentale dove e nato nel 1955 da una famiglia di etnia Dagarì a Bobo-Dioulasso. La passione per la musica lo rapisce giovanissimo: si fabbrica a mano una chitarra a due corde e si esibisce come batterista con orchestre professionali.

Con il suo gruppo THE BLACK BOYS tiene concerti già nei primi anni 70 contribuendo anche alla scoperta ed alla diffusione nel suo paese della musica jazz rock e pop e di Jimi Hendrix in particolare. Ventenne vincitore di una borsa di studio giunge in Danimarca dove entra in contatto con la musica sperimentale europea e con la musica orientale classica e contemporanea. Il primo concerto in Italia e nel 1976 a Milano dove a chiudere lo storico festival del Parco Lambro si esibisce con la formazione PIANO AFRICA percussioni e voci riscuotendo un immediato successo. Segue un triennio in India tra il 77 ed il 79 con grandi maestri di sitar di sarod e di tablas con i quali ha modo di raffinare l’istintiva e connaturata musicalità approfondendo lo studio delle percussioni asiatiche dei cordofoni del canto e della composizione ma anche delle religioni tradizionali. Stabilitosi nel frattempo a Milano coniuga il suo amore per la musica con l’impegno per la diffusione della cultura dando vita ad alcune importanti manifestazioni che ancora oggi a Milano come a Bari parlano dAfrica promuovendo in particolare momenti di incontro tra gli ambienti della cultura europea ed africana. Dal 1987 vive in Toscana dove la sua musica tra genio creativo e raffinatezza poetica ha continuato a svilupparsi sia in più personali lavori di ricerca inerenti le tradizioni africane (meravigliosamente miscellate alle sue esperienze e reminiscenze di vita e di viaggio) sia in preziose collaborazioni con musicisti di vari stili e tradizioni.

La discografia e la presenza sui palchi italiani ed europei nell’ultimo decennio si connotano ancor più marcatamente nella dimensione dell’incontro e della collaborazione del proficuo scambio tra culture e tradizioni diverse mai puramente sommatorio ma sempre reciprocamente incrementale: in queste svariate cornici dall’etno al jazz dal pop al rock dalla musica tradizionale a quella sperimentale accade che la chitarra la zanza il balafon, ma soprattutto la voce particolare dolce e suadente di Gabin Dabire ci riportino ogni volta nelle profondità di un archetipo atavico e transculturale risvegliando l’idea di unAfrica nera variamente connotata nell’immaginario di ognuno.