Immagini & Suoni del Mondo 2009

depl(3)Immagini & Suoni del Mondo

Festival del Film Etnomusicale

Cinema Odeon

Firenze 12-13 dicembre 2009

 

Sabato 12

ore 15.00

ON THE RUMBA RIVER di Jaques Sarasin
(R.D. Congo 2007, 85’)

Wendo Kolosoy and Antoine Moundanda as seen in On the Rumba River, a film by Jacques Sarasin. A First Run Features release.

Viaggiando su e giù per il fiume Congo a bordo di una nave fatiscente, il giovane orfano Antoine Kolosoy compose la prima canzone strimpellando una vecchia chitarra. Appena il suo nome circolò, il giovane “Wendo” (com’era soprannominato) venne perseguitato dalle autorità ecclesiastiche e coloniali. Negli anni Sessanta, le sue canzoni esprimevano la speranza di una nazione indipendente, dove i sogni e le aspirazioni potevano diventare realtà. Wendo intraprese la carriera di pugile, ma questo non gli impedì di lasciare la musica, e quando pubblicò il suo primo album nel 1984, divenne ben presto la star della rumba congolese. Negli anni della dittatura di Mobutu, la sua musica rimase una manifestazione dello spirito gioioso della popolazione congolese che non poteva essere estirpata. Riscoperto dopo tanti anni, dopo essersi ridotto a mendicare, Wendo fece il suo ritorno sotto il nuovo regime nel 1997. Condito di immagini e suoni indimenticabili, “On the rumba river” è un tributo musicale al popolo congolese, che a dispetto della povertà, una storia di oppressione e altalenante guerra civile che ha fatto quasi 4 milioni di vittime, continua ad essere sostenuta dalla musica.

 

ore 17.00

 CAFÉ DE LOS MAESTROS di Miguel Kohan

(Argentina, 2007, 90′)

cafeCon il ritorno della democrazia, l’Argentina sta assistendo alla rinascita del tango. Café de los Maestros riunisce alcune delle leggende viventi di questo genere musicale, uomini e donne che nonostante l’età (tra i 70 e i 95 anni) sono in grado di trasmettere l’essenza malinconica e sensuale del tango argentino. Il musicista e compositore Gustavo Santaolalla (vincitore di 2 Academy Awards), curatore del progetto discografico alla base di questo documentario, sostiene che “tra questi musicisti sono rappresentate le quattro scuole del tango: quella di Di Sarli, quella di D’Arienzo, quella di Troilo e quella di Pugliese”. Santaolalla  ci conduce in un viaggio assieme a questi grandi “maestros” che culminerà nel concerto finale al Teatro Colon di Buenos Aires.

 

ore 18.30

BRASILEIRINHO

(Mika Kaurismaki, Brasile, 2004, 90’)

braAncora poco conosciuto fuori dal Brasile, il Choro è la prima musica urbana totalmente brasiliana. Nato verso la fine del XIX secolo, rappresenta la base e l’origine di tutte le musiche del Brasile, come il samba o la bossa nova e, nel contempo, rappresenta la modernità della musica brasiliana contemporanea. Il choro è spesso considerato come il “jazz brasiliano”, di cui Pixinguinha è stato uno dei maggiori compositori. Presentato l’anno scorso al festival del cinema di Berlino, il film-documentario di Mika Kaurismaki “Brasileirinho”, ci fa scoprire i più grandi interpreti del choro, della vecchia e nuova generazione. Infatti, non è un film storico sul choro, ma piuttosto un viaggio con quelli che fanno vivere questa musica al quotidiano, tra sonorità raffinate di musica classica e improvvisazioni: “Rodas de Choro” nelle piazze, nei teatri, nelle scuole di periferia e nelle gafinheiras, i bar popolari del quartiere Lapa.


ore 21.00

EL CANTANTE con J. Lopez e M. Anthony di Leon Ichaso

(Usa, 2006’, 106’)

salEL CANTANTE è una fiction biografica che racconta la vita e la carriera di Hector Lavoe, famoso cantante portoricano dei primi anni ’70 che ebbe un grande successo prima in patria e poi negli Stati Uniti. Dotato di una bella voce, talento e grandi capacità di improvvisazione, Lavoe dette vita ads un nuovo genere musicale, la salsa, conquistando fama e ricchezza. Il successo, però, finì per distruggerlo: a causa di una tragedia familiare, del lusso e soprattutto della dipendenza dalla droga, la sua carriera andò a rotoli e Lavoe finì per perdere tutto, morendo povero in canna per complicazioni legate all’infezione dell’AIDS, verso la metà degli anni ‘80.

 

Domenica 13

 ore 15.00

GLASS: A Portrait of Philip in Twelve Parts di Scott Hicks

(USA / Australia, 2007, 115′)

glasCitando e prendendo a modello un’opera dello stesso Glass (Music in 12 parts, 1974), Hicks scompone la figura del compositore in dodici capitoli che ritraggono la figura multiforme e poliedrica dell’artista statunitense. Si alternano ricordi e racconti personali, riflessioni su arte e conoscenza e vita quotidiana. Il regista è riuscito sorprendentemente ad avere accesso al suo universo creativo e alle sue influenze: la sua famiglia e gli amici; ai suoi rapporti professionali con i suoi maestri: Woody Allen, Martin Scorsese e Chuck Close; la sua vita spirituale e i suoi risvolti etici. Girato in prevalenza con una sola camera a mano dallo stesso Hicks, fa emergere sin dall’inizio l’aspetto più intimo dell’universo di Glass. Il rigoroso metodo di composizione, il rapporto con la religione e la filosofia, l’educazione artistica, le relazioni con figli, mogli e amici. Tutto concorre a delineare la figura di un uomo (con una vita apparentemente ordinaria) ossessionato dalla musica e totalmente immerso nella ricerca, nello studio e nella sperimentazione.

 

ore 17.00

Sufi Soul. The Mystic Music of Islam di Simon Broughton

(Siria, Turchia, Pakistan, India, Marocco, 2008, 50’)

sufiInconsueto documentario che attraversa le diverse tradizioni Sufi, la corrente mistica dell’Islam, della Siria, della Turchia, del Pakistan, dell’India e del Marocco. Il tutto raccontato tramite le performances musicali di Youssou N’Dour, Mercan Dede, Abida Parveen and Sain Zahoor. Il film smonta tutti gli stereotipi negativi dell’Islam rappresentati quotidianamente dai media, anche se il documentario mostra alcune immagini di fondamentalisti che condannano i musicisti giudicandoli peccatori. Fa da guida in questo viaggio nel mondo islamico lo storico William Dalrymple che delinea le radici comuni della Cristianità e dell’Islam e mostra come il Sufismo sia un baluardo di pace, tolleranza e pluralismo contro il fondamentalismo e che incoraggi l’uso della musica per raggiungere la comunione con Dio.

 

ore 18.30

AFGHAN STAR di Havana Marking

(Afghanistan, 2009, 87′)

afgDopo trent’anni di guerra e di governo dei talebani, la cultura pop è tornata in Afghanistan. Milioni di spettatori seguono la trasmissione televisiva «Afghan Star», un reality canoro in cui concorrenti da tutto il paese, tra i quali anche tre donne, si esibiscono per un montepremi di 1000 dollari e sono votati dal pubblico a casa. Due donne e due uomini sono i protagonisti del film, che segue il loro cammino nel programma e le loro vite fuori dal palco, soprattutto dopo che una delle due ragazze, Setara, originaria di Herat, ha avuto il coraggio di togliersi il velo e ballare in diretta tv di fronte all’intero paese. Un gesto che non solo ha portato alla sua eliminazione, ma che ha messo in pericolo la sua stessa vita.

 

ore 21.00

U.S.A. contro John Lennon di David Leaf & John Scheinfeld

(Usa, 2006, 99’)
lennIl film è incentrato sul decennio 1966-1976, e pone lo scontro tra gli Stati Uniti e John Lennon che si oppone alla politica di guerra americana. Fu quello, infatti, uno dei periodi più ribelli della storia americana, dominato dalla guerra del Vietnam, dalla nascita di tutta una serie di movimenti politici (quello pacifista, quello per i diritti civili, la New Left) che sfidavano lo status quo, dalla presidenza Nixon, dalle rivelazioni sugli inganni, la sorveglianza e le persecuzioni del governo, dal caso Watergate.

Il documentario parte dal 1966, quando a Lennon nel corso di un’intervista con The London Evening Standard uscì la frase: “Oggi siamo più famosi di Gesù”. In Inghilterra nessuno se la prese, negli Usa sì. Boicottaggio, foto strappate in piazza e dischi bruciati. Quando Lennon si trasferì negli Usa con Yoko Ono, nel 1971, erano persone non gradite, soprattutto al governo. Nixon li fece anche spiare a causa del loro attivismo contro la guerra del Vietnam. La famosa performance a letto di Give peace a chance racconta un uomo impegnato, non solo nella musica, ma anche socialmente e politicamente.