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JUAN JOSE MOSALINI

& GRANDE ORCHESTRA DI TANGO

ARGENTINA

Conosciuto in Europa come l'ambasciatore piu' rappresentativo del tango, tra i rari bandoneonisti capaci di farlo rivivere in tutte le sue espressioni, dalle origini alla contemporaneita', JUAN JOSE' MOSALINI fin dal 1992 si e' dedicato alla creazione della GRANDE ORCHESTRA DI TANGO. Composta da 11 musicisti, secondo la formazione delle 'orchestre tipiche' degli Anni '40 e '50, tre bandoneon, quattro violini, viola, violoncello, piano e contrabbasso, in questa occasione� e' impreziosita dalla presenza della cantante Sandra Rumolino e una straordinaria coppia di ballerini, Jorge Rodriguez e Maria Filali-Favqui.

Il tango, diventato un vero e proprio stile di vita negli anni '20, fece il suo ingresso trionfale in Europa ed e' negli Anni '40 che vive la sua eta' d'oro nella forma della "orquesta tipica": 4 bandoneon, 4 violini, 1 viola, 1 violoncello, 1 piano e 1 contrabbasso. Con la GRANDE ORCHESTRA DI TANGO, Juan Jose Mosalini fa rivivere la tradizione avvalendosi di giovani e brillanti interpreti. L'orchestra riesce ad abbattere le dimensioni dello spazio e del tempo per condurci in un affascinante viaggio nel passato con un repertorio struggente e malinconico, con ritmi aggressivi ed energici, che ci fanno vivere emozioni incomparabili.

Formazione: 14 on stage (orchestra)

Formazione: 5 on stage (quintetto: bandoneon, chitarra, piano, violino, contrabbasso)

Disponibilit�: tutto l'anno

 

BLACK UMFOLOSI

ZIMBABWE

I Black Umfolosi sono un coro a cappella, composto da 11 cantanti, proveniente da Bulawayo (Zimbabwe); il loro nome deriva dal fiume Umfolosi, che scorre attraverso il Natal in Sudafrica. Il gruppo si e' formato quando avevano fra gli 8 e i 16 anni, per intrattenere a scuola se stessi e gli altri compagni. Tutti sono autodidatti. La loro prima performance infatti era a sostegno della squadra di calcio della scuola e da la' cominciarono a partecipare a festival locali, fino ad affermarsi sulla scena musicale internazionale. Il loro canto e' portatore di forti messaggi sociali riguardanti la guerra l'apartheid, l'ambiente, l'AIDS, fa rivivere la cultura Ndebele facendola conoscere all'estero. Ci sono poi le danze: dalla danza di guerra zulu alla danza per il raccolto ambhiza del popolo Kalanga, al divertente ballo dello stivale (gumboot dance), originario delle miniere d'oro e di diamante del Sudafrica. La loro performance rivela la loro maestria nell'eseguire complesse polifonie vocali, nelle danze acrobatiche a e nella loro straordinaria abilita' di showmen.

Formazione: 5 on stage + 1 road manager

Disponibilit�: giugno/agosto

 

LES TAMBOURS DE BRAZZA

CONGO-Brazzaville

Les Tambours de Brazza, vera e propria formazione musicale contemporanea, che associa la batteria jazz alle percussioni tradizionali, al basso elettrico ed addirittura al rap di un giovane cantante, hanno infiammato le scene musicali in Africa, Europa e Giappone. Proprio questa mescolanza di tradizione e modernita', di ritmi africani e basi occidentali, � probabilmente la chiave del loro successo, dovuto soprattutto all'energia che sanno sprigionare in ogni concerto e che coinvolge tutto il pubblico in due ore ad alta tensione, in un vortice colorato di musica, danza e canti. Tutto ruota intorno alla batteria di Emile Biayenda, leader e fondatore del gruppo nel 1991. Egli giunge alla sua costituzione dopo un percorso di formazione artistica che lo ha portato, tra le altre cose, a passare sei mesi tra i Pigmei di una regione paludosa e boschiva nel nord del Congo. La', introdotto da un pigmeo di Brazzaville, e' stato iniziato alla tradizione della sanza (lamellofono) e del tamburo, ed ha potuto fare innumerevoli registrazioni sul campo. Nel 1990 Emile decide di trasferire questa sua esperienza presso i Beembe ed i Loango, due delle circa 70 etnie presenti nel Congo. In un taglio decisamente moderno, Biayenda e i suoi percussionisti si riappropriano di questi riti e ritmi antichi, reinterpretandoli in uno stile musicale nuovo, in un'estetica ed un linguaggio del tutto personali. La batteria rappresenta la trama ritmica sulla quale si inseriscono gli altri componenti del gruppo: 4 solisti suonano i ngouri, i tamburi piu' importanti, mentre altri 7 musicisti li accompagnano con i mwana ngoma (tamburi medi e acuti), oltre a campane, sanza, congas, kirin e basso elettrico. Due cantanti-ballerini, poi, replicano e rilanciano il gioco musicale in una formula di spettacolo totale. Fino al 1997 il gruppo ha vissuto a Brazzaville, capitale del Congo. Con la guerra, pero', diventava sempre piu' difficile ritrovarsi per suonare, cosi' si sono trasferiti prima in Benin ed infine in Francia, dove risiedono tuttora. Oggi Les Tambours de Brazza sono composti da una dozzina di congolesi, ai quali si sono aggiunti altri elementi provenienti dalla Costa D'Avorio e dal Benin, oltre ad alcuni musicisti e ballerini di talento, che sono stati selezionati in Francia.

Formazione: 11 on stage + 3 on the road

Disponibilit�: tutto l'anno

 

URNA
MONGOLIA

URNA Chahar-Tugchi e' nata nel distretto di Ordos, nella regione orientale della Mongolia al confine con la Cina, in una famiglia di allevatori nomadi e fin dalla piu' tenera eta' e' cresciuta con i racconti e le canzoni tradizionali tramandate oralmente all?interno della sua comunita'; dopo la non semplice frequentazione di scuole mongole, ha terminato gli studi al Conservatorio di Shanghai e presso la Scuola di Musica Tradizionale cinese, diventando un'esperta di questa cultura senza pero' dimenticare le origini della sua terra.

Le prime esperienze la vedono accanto al suonatore di cetra bavarese Robert Zollitsch, autore anche di sofisticati arrangiamenti che oltre all'utilizzo di strumenti tradizionali di altri Paesi, mettono in risalto la straordinaria duttilita' della sua voce in mix sonoro dai risultati sorprendenti; dopo la sua prima apparizione nel 1994, la carriera di URNA decolla sia in Europa che oltreoceano e pur mantenendo il suo stile vocale, gradualmente si spinge in sperimentazioni con il jazz ed altre forme musicali tipicamente occidentali. Nonostante la figura minuta, URNA e' dotata di una voce possente, dalla gamma di estensioni e timbri vocali impressionante e con la inimitabile tecnica tipica del canto mongolo, riporta inevitabilmente agli ondulati orizzonti

Formazione: 2/3/4/5 on stage + 1 sound engineer/manager

Disponibilit�: tutto l'anno


MUSICANTI DEL PICCOLO BORGO

ITALIA

I Musicanti del Piccolo Borgo possono essere considerati una formazione storica del folk revival italiano. Il gruppo si e' infatti costituito alla meta' degli anni Settanta, con l'intento, che rimane immutato, di recuperare e riproporre il patrimonio della tradizione musicale popolare dell'Italia centro-meridionale. I Musicanti hanno percio' svolto, particolarmente nel primo periodo della loro attivita', una serie di ricerche sul campo, soprattutto nel Molise e nel Lazio, che hanno prodotto un'ampia documentazione del repertorio musicale tradizionale; queste iniziali campagne di registrazione etnofonica si sono poi trasformate in un piu' generale contatto con la cultura contadina, e quindi in una conoscenza piu' profonda non solo degli esempi, ma anche dei modi e dei significati dell'espressione musicale all'interno di quella cultura.

Uno dei settori nei quali i Musicanti del Piccolo Borgo si sono piu' impegnati nel corso della loro lunga attivita' e' quello dell'organologia, con l'apprendimento e l'uso degli strumenti piu' strettamente legati al nostro mondo agropastorale, come il piffero, la zampogna, la chitarra battente, l'organetto e, recentemente, il bufu', il grande tamburo a frizione molisano.

Il repertorio proposto dai Musicanti del Piccolo Borgo comprende tutte le forme musicali tradizionali tipiche dell'Italia centro-meridionale, dalle ninne nanne agli stornelli, dai canti religiosi ai saltarelli e alle tarantelle, e presenta, in una rispettosa rielaborazione, che ne permetta la fruizione anche in contesti diversi da quello originario, sia testi e melodie frutto della ricerca sul campo, sia brani tratti dalla discografia esistente. I Musicanti, nei CD pubblicati, ed ed ancor piu' nei concerti, vogliono infatti realizzare un viaggio attraverso i suoni, innanzitutto, della tradizione molisana e laziale, ma anche, superando confini spesso culturalmente poco consistenti, di quella campana, lucana, pugliese, calabrese, siciliana. Di cio', e della varieta' di colori e di impatto sonoro, e'testimonianza anche l'elenco degli strumenti utilizzati: mandolino, mandola, mandoloncello, chitarra, chitarra battente, chitarra basso, piffero, zampogna (a chiave e alla zoppa, surdulina), flauto dritto, violino, organetto (a due, quattro e otto bassi), castagnette, traccole, tamburi e tamburelli (campani, pugliesi e calabresi), bufu molisano.

Formazione: 6 on stage

Disponibilit�: tutto l'anno

 

PETRONA MARTINEZ

COLOMBIA

Petrona Martinez e' considerata la voce afro-americana piu' autentica del mondo caraibico, nonche'la regina del Bullerengue, ritmo che ha imparato dalla madre e dalla nonna nella costa settentrionale della Colombia. Nata nel 1939 in un piccolo borgo nei pressi di San Basilio, vicino a Cartagena, come tutti gli Afrodiscendenti della regione, e' molto fiera delle suoi avi, intere popolazioni deportate dal Senegal all'Angola, i cui ritmi hanno originato molta della musica sud-americana.

Il Bulleregue e' infatti un baile cantado del repertorio afro-colombiano, che solo le donne incinte potevano eseguire durante le feste religiose, e che risale ai riti di fecondita' africani portati sulla costa atlantica colombiana dagli schiavi. La danza e' esclusivamente femminile e il canto e' basato sul modello responsoriale ("botta a risposta"), con una solista che improvvisa mentre le altre rispondono in coro; il ritmo e' dato dal battito dei tamburi e delle mani creando un'atmosfera intensa e coinvolgente.

Anche se tardivamente, Petrona scopre di essere capace di scrivere i propri testi nei quali e' ancorata profondamente alla tradizione pur traendo ispirazione da esperienze di vita quotidiana, a volte difficile, a volte magica. Ma essa esprime anche quella cultura orale tramandata di generazione in generazione, segnata da un sincretismo tra credenze e riti di origine africana e religione cattolica: le superstizioni, le leggende sui miti ancestrali, la festa per un nuovo nato o il dolore di una veglia funebre, Petrona Martinez riesce a passare dal piu' profondo disagio all'esaltazione della gioia di vivere. A 65 anni e' la massima rappresentante dell'autentico folklore afro-colombiano, che diffonde in giro per il mondo accompagnata da un ensemble di 8 musicisti percussionisti e corista, con un repertorio di ritmi tradizionali tra cui cumbia, gaita, porro e puya.

Formazione: 8 on stage + 1 tour manager

Disponibilit�: su richiesta

 

 

I VIULAN

ITALIA

L'instancabile ed appassionata ricerca effettuata dal fondatore dei Viulan, Lele Chiodi, anche in collaborazione con Francesco Guccini nel territorio del Frignano sulle montagne dell'appennino Tosco-Emiliano, ha ormai superato i 30 anni, ma e' ben lontana dal terminare.

L'amore per la propria terra i suoi colori, i suoi valori, i suoi dialetti, la sua musica, sono il motore di quest'entusiasmo. Di mese in mese, vengono registrati nuovi brani ormai sulla bocca di pochi anziani, con la sensazione di avere salvato dall'oblio un frammento di noi stessi e delle nostre tradizioni culturali, sulle quali piu' o meno inconsciamente siamo tutti radicati. Dentro le voci di Lele, Carlo e Lauro vive questa musica, con il vento delle loro montagne, gli odori e i colori delle loro foreste, le voci della gente che ha portato fino a noi questo patrimonio.

L'entusiasmo, l'ironia, l'allegria spumeggiante che pervade le storie ed aneddoti raccontati con la mimica dei personaggi che si rappresentano, il godimento nell'affiatamento, il virtuosismo di assoluto livello, il gioco della sfida nel cantare e nel suonare, rendono coinvolgente ed entusiasmante le performances del gruppo, che si spinge in arrangiamenti strumentali e vocali frutto di metissage decisamente originali e senza preconcetti. Per questo anche le esibizioni in contesti rock hanno travolto il pubblico che continuava a chiedere bis. Il concerto a cui danno vita e' quindi un evento per un verso immutato nel tempo e per l'altro vissuto ed integrato dalla sensibilita' di uomini di oggi con tutto il bagaglio del loro vissuto.

Oltre al recupero musicale, anche quello del dialetto e' al centro dell'attivita' dei Viulan. Con la consapevolezza di chi ha sempre respirato le parlate delle varie localita' dell'Appennino tosco-emiliano, i Viulan attualizzano le storie, le lingue i luoghi dove sono nate nella consapevolezza del loro valore storico, sociale e culturale.

Alcune considerazioni di Francesco Guccini

" Ci sono due vie fondamentali di riproposizione: la prima e' seguire la tradizione popolare cercando di riprodurre seguendo in maniera filologicamente esatta i modi di questo cantare, riproducendo lo stile, le sfumature ed anche i tic dei canterini, l'altra e' cercare di dare una nuova veste al materiale reperito, sempre nel rispetto della tradizione, ma andando dove l'istinto musicale, la conoscenza di piu' stili e di diverse possibilita' sonore, il gusto personale potevano condurre. E questa e' la strada scelta. Il risultato e' una serie di brani ricchi di suggestione, che danno emozioni nuove a brani vecchi di secoli."

Formazione: 2/5 on stage

Disponibilit�: tutto l'anno

 

FRATELLI MANCUSO

ITALIA

Hanno lasciato la loro terra, la Sicilia, da quasi trent'anni, ancora "carusi", e si sono portati dentro rabbie, speranze e dolcezze distillate in canto. Hanno visitato i popoli del mondo perfezionando accordi e fone' in consonanza con le suggestioni attinte ad altre aree musicali, ora celtiche ora mediterranee, ma la Sicilia resta incastonata nella loro poetica come una mandorla preziosa. In un percorso lungo, faticato e straordinario di concerti, novene, spettacoli, festival, incisioni, si sono affrancati lentamente dalla tradizione popolare dilatando il canto monodico e il lamento antico - sintesi necessaria di una partecipazione civile all'umana sofferenza che i Fratelli Mancuso hanno sempre espresso con la voce e con il cuore, verso piu' profonde e originali esperienze liriche (Ali di carta), e la memoria e' rimasta teneramente impigliata ai miti e alle credenze, pagane o religiose, della loro isola. Hanno arricchito l'orchestrazione delle composizioni, accogliendo accanto ad ogni tipo di strumento a corda e ghironde percussioni e fiati che hanno impreziosito il tappeto ritmico su cui s'innalza e modula la loro inconfondibile vocalita'; ma la vibrante sonorita' siciliana e' rimasta inalterata.

Oggi par d'intendere nella loro evoluzione musicale come i segnali di una nuova stagione creativa. Raggiunta la piena maturita' artistica, Enzo e Lorenzo Mancuso sembrano voler scavare ancora piu' a fondo nella propria vena poetica per differenziare i sentimenti che pure condividono e ricercare una soggettivita' finora sommessa, pudicamente nascosta nel canto fraterno. L'intimita' degli amori non si partecipa, la gioia, il disagio, le assenze dell'anima sono riti solitari come le ore (Suli su' l'uri) che ognuno contempla o maledice nel segreto della propria sofferenza. Il canto allora ritorna monodico, personalissimo, allegro o disperato, 'struggimentu, maraviglia o fragili armonia'. Un canto lacerato, talvolta smarrito 'tra arma e carni', anima e carne, che ancora s'interroga sul senso della poesia e della vita, un canto laico che cerca di volare con ali ferite senza piu' credere al 'paradisu / fattu d'oru e di peni'.

In questa importante fase di passaggio le remote lontananze dell'isola, fonte d'ispirazione ormai affievolita, riaffiorano non piu' e non solo come memoria, ma come possibili sirene del ritorno. Timidi l'isuli su', timide sono le isole: il tema del nostos s'insinua struggente nelle ultime composizioni dei fratelli siciliani, intriso come in un sogno di mandorle di Avola e pistacchi di Bronte, melograni di Polizzi Generosa e fave di Sutera, loro paese natale. 'Doppu di tantu caminari', la grande madre-matrigna incantata non parla, ma sembra voler accogliere i figli disertori 'di silenziu 'n silenziu / 'n cantu e 'n chiantu', almeno per un abbraccio lieve, a riodorare la terra e riapprendere nuove parole e canzoni. Le radici mai dimenticate, l'eterno ritorno.

Giovanni Maria Rossi

Formazione: 2/5 on stage

Disponibilit�: tutto l'anno